Emianopsia

La riabilitazione visiva: promesse e speranze

Persone intente a prendere appunti su fogli e computer

Lo studio VISION mette a confronto tre tipi di trattamento: riabilitazione visiva, ausili ottici esterni e trattamenti standard

Affezionati lettori, siamo qui oggi per presentarvi uno studio pilota (lo studio VISION) volto a mettere a confronto tre tipologie di trattamento per il recupero di pazienti in cui, in seguito a un ictus, ha iniziato a manifestarsi una emianopsia omonima. Le tre metodologie di trattamento che vengono confrontate sono: riabilitazione visiva; ausili ottici esterni; la procedura di trattamento standard (incentrata prevalentemente su consigli).

A cosa è dovuta questa perdita del campo visivo?

L’ictus è una delle fattispecie scatenanti (per scoprire tutte le altre cause approfondite sul nostro approfondimento “Cos’è l’emianopsia? Tre concetti per fare chiarezza”) di questo deficit visivo che comporta la perdita di metà campo visivo. La sintomatologia che va a ledere il campo visivo destro o sinistro prende il nome di emianopsia omonima (per scoprire tutti gli altri tipi di emianopsia, imparando in questo modo a distinguerli, approfondite su “Emianopsia omonima: come distinguerla?).

Le capacità visive ridotte che problematiche comportano?

Diventa immediato capire che un deficit visivo del genere comporta una serie di problematiche e limitazioni nella vita di tutti i giorni dei soggetti emianoptici. Dalla difficoltà di lettura e di movimento fino all’impossibilità di guidare, questi sono alcuni dei problemi che l’emianopsia si porta dietro, generando conseguentemente una serie di problematiche collaterali come frustrazione, depressione e senso di inadeguatezza (per un focus su questi argomenti leggi “Le problematiche dell’emianopsia: quali sono?”).

Riabilitazione visiva: c’è ancora un lungo cammino da percorrere

Questo tipo di metodologia sta piano piano prendendo piede nell’iter di trattamento volto al recupero di persone che presentano emianopsia omonima in seguito a un ictus. La sua fin ora esigua applicazione all’interno dei reparti del sistema sanitario nazionale dà purtroppo troppe poche indicazioni riguardo alla loro efficacia riabilitativa e sostenibilità economica. Diventa così necessario andare a testare questo tipo di riabilitazione attraverso studi e ricerche cliniche.

Studio VISION: modalità

Attraverso la selezione randomica di tester, lo studio VISION metteva quindi a confronto:

  • Riabilitazione visiva mediante esercizi di ricerca visiva: i tester venivano allenati a compiere saccadi (micromovimenti oculari) più accurate volte a ispezionare efficacemente il lato coinvolto nel deficit visivo.
  • Ausili ottici esterni: tipologia di trattamento che fa ricorso all’utilizzo di occhiali prismatici, in questo caso “monoculari” (aventi cioè lenti prismatiche su un unico occhio). Tramite l’ausilio di queste lenti le immagini provenienti dal campo cieco vengono proiettate verso l’area visiva non lesa.
  • Trattamento standard.

Lo studio VISION, dopo una fase di scrematura dei tester che si è svolta a cavallo fra il 2011 e il 2013 e che ha visto selezionati 87 candidati1, ha poi ripartito i candidati idonei in tre gruppi (ognuno dei quali incentrato su una tipologia di trattamento) in modo totalmente casuale:

  • Gruppo A: incentrato sugli occhiali prismatici.
  • Gruppo B: incentrato sulla riabilitazione visiva.
  • Gruppo C: incentrato sull’assistenza standard.

A una prima valutazione dello studio abbiamo i seguenti report2:

  • Il 69% dei tester appartenenti al gruppo A, aventi cioè fatto ricorso a lenti prismatiche, hanno avuto delle controindicazioni (in genere mal di testa).
  •  Solo il 7% dei candidati del gruppo B hanno avuto controindicazioni (affaticamento ed emicrania).
  • Non sono state registrate controindicazioni per gli appartenenti al gruppo C.

I miglioramenti nel campo visivo riscontrati sono stati3:

  • Il 5% per il gruppo A.
  • L’8% per il gruppo B.
  • Il 3,5% per il gruppo C.

Studio VISION: le conclusioni

Lo studio è riuscito a dimostrare che ci sono stati dei miglioramenti, seppur ancora piccoli, e la strada da percorrere per la ricerca medica è volta a concentrarsi sull’allenamento visivo, bypassando le complicanze che le lenti prismatiche portano con sé e che potrebbero rivelarsi un vero e proprio disincentivo per il paziente a voler procedere con questo tipo di trattamento.

Il futuro sembra quindi risiedere nelle promesse della riabilitazione visiva e della neuroriabilitazione, branca della medicina volta ad apportare dei concreti miglioramenti sulle capacità cognitive del paziente, (per approfondire andate a leggere il nostro approfondimento su “Riabilitazione neurologica: qual è l’importanza della mente?“).


1Stroke Association | Can Rehabilitation help with visual field visual loss after stroke? Giugno 2016
2Ibid.
3Ibid.

Pubblicazioni
Rowe, Fiona J., Marion Walker, Janet Rockliffe, Alex Pollock, Carmel Noonan, Claire Howard, Richard Glendinning, Rachel Feechan, and Jim Currie. “Care provision for poststroke visual impairment.” Journal of Stroke and Cerebrovascular Diseases 24, no. 6 (2015): 1131-1144.
Rowe FJ, Barton PG, Bedson E, et al. A randomised controlled trial to compare the clinical and cost-effectiveness of prism glasses, visual
search training and standard care in patients with hemianopia following stroke: a protocol. BMJ Open. 2014;4(7):e005885. doi:10.1136/
bmjopen-2014-005885.
Rowe FJ, Conroy EJ, Barton PG, et al. A randomised controlled trial of treatment for post-stroke homonymous hemianopia: screening and recruitment. Neuro-ophthalmology. 2016;40(1), 1-10. doi:10.3109/0165 8107.2015.1126288.

Stefano Tarfano
Articolista specializzato in ottica e optometria.
Linari Medical firma

Per citare quest’articolo: 
Puoi citare la fonte menzionando il sito emianopsia.com, il titolo dell’articolo e avendo cura di inserire il link all’articolo.