Telemedicina

Diffusione della telemedicina in Italia: a che punto siamo?

Dito che genera sfera digitale

L’indice DESI ci riporta il quadro del livello di digitalizzazione dell’UE.
Diffusione della telemedicina in Italia: per raggiungere alti standard la strada da fare è ancora tanta

L’Italia deve mirare ad ampliare i propri orizzonti, andando a posizionarsi strategicamente in quella sconfinata prateria di opportunità che è il mercato della telemedicina; purtroppo però la strada da fare è ancora tanta. Per capire meglio il livello di diffusione della telemedicina in Italia all’interno dello scacchiere europeo dobbiamo prendere dimestichezza con l’indice DESI.

L’indice DESI: che cos’è?

Il Digital Economy and Society Index viene utilizzato per monitorare e misurare il grado di digitalizzazione dei membri dell’Unione Europea. I parametri che vengono sottoposti all’analisi si suddividono in cinque aree, a ciascuna delle quali viene abbinata una percentuale che ne indica il relativo peso sul risultato finale1:

  • Connettività (25%).
  • Competenze digitali degli utenti (25%).
  • Integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese (20%).
  • Il livello di implementazione di servizi pubblici digitali (15%).
  • Utilizzo di Internet da parte dei singoli utenti (15%).

Un confronto tra telemedicina in Italia e in UE: come stiamo andando?

Adesso che abbiamo fatto chiarezza su questo indice composto siamo in grado di leggere e interpretare i dati del Bel paese, mettendoli in relazione con il resto dei Paesi europei: purtroppo però la conclusione che possiamo trarre sulla situazione dell’attuale diffusione della telemedicina in Italia è tutt’altro che rosea. Secondo l’indice DESI 2020 l’Italia si trova in 25° posizione (migliori solo se confrontati con Romania, Grecia e Bulgaria)2.

Un problema ormai diventato endemico: la carenza in competenze digitali

Se prendiamo in considerazione il livello di competenze digitali degli italiani le conclusioni che possiamo trarre sono ancora più drammatiche: siamo infatti ultimi per quanto riguarda il livello di digital skills del
nostro capitale umano
. Queste gravi carenze hanno come conseguenza un modesto impiego dei servizi online da parte degli utenti (in Italia solo il 74% della popolazione utilizza Internet in maniera abituale)3.

È un paradosso, quello del livello di diffusione della telemedicina in Italia, che si palesa ancor più se prendiamo atto della buona posizione che il Bel paese ricopre in fatto di e-government (grado di digitalizzazione dei servizi pubblici); potenziale questo, condannato a rimanere inespresso a causa della reticenza con cui utenti si approcciano all’innovazione tecnologica.

Una speranza per il futuro

A voler vedere una nota positiva potremmo forse concentrarci sui possibili risvolti positivi che, l’utilizzo forzato di nuove metodologie sia lavorative sia comunicative, si manifesteranno una volta superata l’emergenza sanitaria. Se è vero che l’Italia soffriva di un grave ritardo per quanto riguarda la dimestichezza e l’abitudinarietà verso l’utilizzo di strumenti digitali, è altrettanto vero che la situazione emergenziale scaturita dalla pandemia di COVID-19 ha costretto milioni di persone ad avvicinarsi al digitale.

La comunicazione si è inevitabilmente spostata sul web, riunendo amici e famiglie che hanno trovato nella pratica delle videochiamate un valido strumento per rimanere in contatto. Allo stesso tempo numerose aziende si sono dovute organizzare per continuare la propria attività tramite smart working.

La situazione ha permesso uno scatto in avanti per quanto riguarda la diffusione della telemedicina in Italia. La speranza è che questo sia stato un primo passo per superare l’idiosincrasia che il nostro capitale umano ha da sempre manifestato verso il mondo digitale.


1innovationpost.it | Digitalizzazione, secondo l’indice Desi 2020 l’Italia è ancora quartultima in Europa (e ultima per competenze). Giugno
2020 | Franco Canna.
2Ibid.
3Ibid.

Simone Manciulli
Copywriter settore medicale.
Linari Medical firma

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