Neuroriabilitazione

Demenza vascolare: quali sono sintomi, cause e trattamenti?

demenza vascolare

Il deterioramento cognitivo che insorge con la demenza vascolare può causare alterazioni di memoria e orientamento

La redazione di Emianopsia.com ha il piacere di ospitare la Dott.ssa Graziana Romano: laureata in psicologia con magistrale in neuroscienze cognitive. La Dott.ssa Romano ci propone un approfondimento sulla demenza vascolare.

Che cos’è la demenza vascolare?

La persona che ha subito un ictus può sviluppare una compromissione delle funzioni cognitive che in genere si manifesta con alterazioni a carico di memoria, orientamento e, in alcuni casi con episodi di confusione mentale soprattutto notturni. Si definisce questo particolare “quadro” laddove (“vascolare” significa “inerente ai vasi”) la circolazione sanguigna del cervello è compromessa. Se il cervello non è sufficientemente irrorato di sangue ricco di ossigeno, alcune cellule cerebrali muoiono, si ha un cosiddetto infarto cerebrale (ictus).

Quali sono cause e fattori di rischio?

I disturbi circolatori sono il risultato di danni ai vasi sanguigni, ad esempio provocati da costrizione vascolare, infiammazione vascolare o emorragie. I fattori di rischio sono l’alta pressione sanguigna, il diabete, la mancanza di esercizio fisico, il fumo e una dieta troppo ricca di grassi non sani (che porta a livelli elevati di colesterolo).

Questo tipo di decadimento cognitivo potrebbe talvolta essere innescato da angiopatia cerebrale amiloide che comporta l’accumulo di placche di beta-amiloide nelle pareti delle arterie cerebrali, con conseguente rottura o ostruzione dei vasi. Poiché le placche amiloidi sono una caratteristica della malattia di Alzheimer, questa forma di decadimento cognitivo può verificarsi come conseguenza. Tuttavia, l’angiopatia amiloide può apparire anche in persone senza una condizione di demenza preliminare e alcune placche beta-amiloidi sono spesso presenti in persone anziane cognitivamente normali.

La demenza dovuta a lesioni cerebrovascolari è la seconda più frequente forma di demenza dopo la malattia di Alzheimer. La mortalità di questa patologia su un periodo di 5 anni è del 61%, valore più elevato rispetto alle altre forme di demenza.

A differenza di altre demenze (che tendono a progredire in modo continuativo), la demenza vascolare può progredire gradualmente. I sintomi possono aggravarsi improvvisamente, stabilizzarsi o diminuire un po’. La demenza che risulta da molti ictus lievi solitamente progredisce più gradatamente rispetto a quella dovuta ad alcuni ictus importanti.

Quali sono i sintomi?

I sintomi che permettono una giusta diagnosi (perdita di memoria, difficoltà a pianificare e a iniziare azioni o compiti, pensiero rallentato e una tendenza al wandering ovvero al vagabondare) sono simili a quelli di altre demenze. Rispetto alla malattia di Alzheimer, la demenza vascolare tende a causare perdita di memoria più tardi e a incidere in maniera meno impattante sulla personalità del soggetto, viceversa, in tempistiche più ridotte, si andrà incontro a difficoltà nelle seguenti attività:

  • Pianificare, risolvere i problemi, gestire attività complesse e usare il buon senso (detta funzione esecutiva);
  • avviare delle azioni.

La cognizione può essere notevolmente lenta e i sintomi possono variare in base all’area cerebrale lesa. Spesso alcuni aspetti della funzione mentale rimangono integri, poiché l’ictus distrugge il tessuto di una sola parte del cervello. Poiché la perdita può essere focale, i pazienti possono conservare più aspetti della funzione mentale ed essere dunque maggiormente consapevoli del loro deficit. Per questo motivo la depressione è più frequente in questa malattia che non nelle altre demenze.

Sintomi della fase acuta

Man mano che si verificano altri ictus e che la demenza progredisce, possono manifestarsi nuovi sintomi. Un braccio o una gamba possono indebolirsi o paralizzarsi (emiparesi/emiplegia). Il soggetto può avere difficoltà nella produzione e nell’articolazione del linguaggio (afasia). La vista può essere offuscata oppure parzialmente o totalmente compromessa.

Si può perdere la coordinazione, rendendo instabile la deambulazione. Le persone possono manifestare crisi gelastiche (caratterizzate da scoppio di risate inopportune) o crisi di pianto non motivate. Possono avere anche difficoltà a controllare la vescica, sviluppando quindi un’incontinenza urinaria.

La comparsa dei suddetti sintomi in seguito a ictus, deve essere considerata e mai sottovalutata poiché si può spesso intervenire per attenuare o controllare l’andamento.

In particolare, il trattamento dei disturbi che aumentano il rischio di questa forma di decadimento cognitivo (diabete, ipertensione arteriosa e livelli di colesterolo elevati) può essere utile per prevenire, rallentare o interrompere la progressione di questa problematica.

Per aiutare a prevenire ictus futuri che causerebbero un aggravamento della condizione dementigena, gli specialisti raccomandano delle misure per gestire i fattori di rischio di ictus come:

  • un migliore controllo di ipertensione arteriosa;
  • diabete;
  • alti livelli di colesterolo;
  •  smettere di fumare; perdere peso se in sovrappeso;
  • aumentare l’attività fisica.

Quali sono i trattamenti per la demenza vascolare? 

Per quanto riguarda il trattamento di questa problematica, oltre alla gestione dei fattori di rischio vascolare (controllo glicemico, colesterolemico, terapia anti-ipertensiva, cessazione dal fumo, ecc.) che può rallentare la progressione di questa patologia e aiutare a prevenire infarti futuri che potrebbero causare una maggiore compromissione cognitiva-comportamentale, si rende necessario implementare anche una serie di misure di sicurezza e supporto simili a quelle di altre demenze.

Terapia di orientamento alla realtà

In prima istanza può ritersi molto utile la Terapia di orientamento alla realtà (ROT) che si propone di riorientare il paziente attraverso una serie di stimolazioni riferite al tempo e allo spazio nonché alle informazioni autobiografiche. Attraverso la stimolazione dell’orientamento nello spazio, nel tempo, dell’attenzione, del linguaggio e delle abilità senso-percettive si cerca di mantenere e potenziare le capacità residue e di migliorare l’autonomia del soggetto e il rapporto con l’ambiente di vita.

Riabilitazione Classica

Altrettanto utile può essere la Riabilitazione Classica che prevede esercizi vocali, con carta-penna, (concepiti per stimolare specifiche funzioni) o con ausili esterni attivi, quali:

  • agende;
  • diari;
  • uso guidato del calendario;
  • cartine geografiche; mappe;
  • lavagne;
  • registratori;
  • liste ed elenchi (strumenti compensatori).

Altrettanto utile può essere la riabilitazione per mezzo di esercizi computerizzati finalizzati all’attivazione delle funzioni cognitive e gli exergames.

Altri percorsi riabilitativi

Qualora risultassero deficitarie anche le capacità linguistiche, è fondamentale abbinare alla riabilitazione cognitiva, un trattamento riabilitativo logopedico per la riabilitazione del linguaggio e di una eventuale afasia.

Inoltre, data la consapevolezza del deficit e la conseguente probabilità di sviluppare una forma di depressione, è sempre consigliato, intraprendere un percorso psicoterapico

Ringraziamo la Dott.ssa Romano per questo prezioso intervento e vi invitiamo ad approfondire un’altra forma di demenza, ti invitiamo a leggere il nostro articolo: “Demenza frontotemporale: cos’è, sintomi e riabilitazione“.


Bibliografia
Mazzucchi, A. (2020). “La riabilitazione neuropsicologica” Premesse teoriche e applicazioni cliniche VI edizione. Edra S.p.A.
Pino, O. (2017). Ricucire i ricordi. La memoria, i suoi disturbi, le sue evidenze di efficacia dei trattamenti riabilitativi. Milano: Mondadori Education S.p.A.

Graziana Romano
Psicologa di Parma, specializzata in neuroscienze cognitive.

👇 Condividi questo articolo con persone che potrebbero essere interessate.