Disabilità visiva

Occhio pigro o ambliopia: sintomi, cause e trattamenti

Bambina con terapia occlusiva per occhio pigro

L’occhio pigro (o ambliopia) è una ridotta capacità visiva di un occhio rispetto all’occhio controlaterale

Si parla di occhio pigro o ambliopia quando uno dei due occhi non funziona bene come l’altro. Il termine ambliopia deriva dal greco ἀμβλύς (pigro/debole) e dalla radice ops (visione). Siamo in presenza di questa condizione quando solo uno dei due occhi presenta un qualche difetto. Il periodo in cui il nostro cervello impara a leggere ed elaborare gli stimoli visivi che riceve va dai primi mesi di vita fino ai 5-6 anni.

La visione è un fenomeno di lettura critica del cervello rispetto agli stimoli che riceviamo attraverso gli occhi, quindi, proprio come impariamo a camminare e a parlare anche la vista è una capacità che apprendiamo a utilizzare.

L’occhio pigro o ambliopia deve essere corretta entro questo periodo di “formazione” (5-6 anni) per sfruttare la neuroplasticità del nostro sistema nervoso, particolarmente attiva durante i primi anni di vita. Andando così a lavorare di correzione sull’occhio ambliope, siamo in tempo per correggere il problema sul nascere. È fondamentale richiedere una visita oculistica entro i 5 anni per prevenire questo tipo di problema.

Ecco una breve panoramica pubblicata da Maria Elisa Scarale che di dà una panoramica su questa problematica.

Sintomi dell’ambliopia

I segnali che possono allertare un genitore sull’insorgere di questa problematica sono:

  • riduzione della capacità di percepire la profondità da vicino: la profondità di campo e quindi la giusta sovrapposizione di due immagini è infatti corretta quando entrambi gli occhi funzionano bene;
  • piccoli movimenti dell’occhio che insorgono durante l’attività di fissazione: in questo caso uno dei due occhi si stanca e inizia a deviare verso l’esterno o verso l’interno.

Quali sono le cause dell’occhio pigro o ambliope?

Tra i difetti che possono portare a questo tipo di problematica troviamo:

  • ipermetropia particolarmente asimmetrica: il soggetto dà la precedenza alle immagine che riceve dall’occhio dominante (con una ipermetropia meno accentuata). In questo modo l’occhio più ipermetrope tende a diventare ambliope;
  • differente gradazione che c’è tra i due occhi: in questo caso si tende a utilizzare l’occhio migliore, sacrificando quello ambliope;
  • astigmatismo: un occhio invierà un’immagine più sfuocata dell’altro perciò, anche in questo caso si darà la precedenza ai dati recepiti dall’occhio “forte”;
  • strabismo: in questo caso il cervello filtra le immagini provenienti dall’occhio deviato;
  • in qualsiasi condizione in cui l’occhio è impossibilitato a vedere (ambliopia da deprivazione), come, ad esempio: in caso di ptosi congenita (la palpebra resta abbassata per vari motivi); in caso di cataratta congenita; un alterazione della cornea. In questi casi questo tipo di problematica viene trattato chirurgicamente.

La diagnosi

Siamo in presenza di un disturbo che è molto frequente nei bambini, ma, la difficoltà che hanno i genitori di riconoscerlo tempestivamente (specialmente in assenza di un evidente strabismo) rende necessario il ricorso a una visita oculistica entro i primi 3 anni di vita del bambino.

È opportuno rivolgersi al proprio oculista per rilevare la presenza di questa problematica, eliminare eventuali gli ostacoli anatomici, riuscire a capire le reali proporzioni di questo difetto refrattivo e individuare una modalità di intervento per procedere alla correzione di questa problematica.

La figura dell’ortottista, invece, è responsabile alla riabilitazione visiva. Tenendo conto del profilo del paziente (età, esigenze e gravità del problema), l’ortottista procede all’attuazione di un programma terapeutico personalizzato.

L’ortottista procede così alla valutazione ortottica: 

  • della motilità oculare;
  • dell’allineamento oculare;
  • della percezione dei colori;
  • della sensibilità al contrasto.

È possibile correggere l’occhio pigro nell’età adulta?

Superato il sesto anno di vita diventa sempre più difficile correggere l’ambliopia, ma non impossibile. La difficoltà dell’intervento dipende dal grado di profondità di questa problematica.

Terapia occlusiva

Esistono, infatti, casi di pazienti adulti che pensano di avere un’ambliopia, ma, praticando un’opportuna correzione, si riesce a ripristinare la corretta funzionalità dell’organo.

In questo caso si parla di terapia occlusiva: l’occhio dominante viene coperto con una benda o un cerotto adesivo per un lasso di tempo che varia a seconda del livello di gravità dell’ambliopia e dall’età del soggetto.

Durante la riabilitazione, la persona presa in cura dall’ortottista dovrà svolgere un’attività (concordata o a piacere) a distanza ravvicinata, in modo tale da essere costretto ad attuare una visione da vicino. In questo modo imponiamo l’occhio pigro a “lavorare”, allenandolo e guidandolo a una giusta riabilitazione.

A intervalli regolari, l’ortottista valuta i progressi del paziente, e, eventualmente, applica delle modifiche al trattamento.

La durata della riabilitazione dipende da vari fattori, come, ad esempio:

  • gravità del disturbo;
  • presenza di strabismo;
  • collaborazione del paziente;
  • età del paziente all’inizio della terapia.

Chirurgia refrattiva

Nei casi in cui la terapia occlusiva non sia sufficiente a portare un miglioramento significativo di questa problematica è necessario ricorrere alla chirurgia. Con la chirurgia refrattiva siamo in grado di applicare una correzione forte su un solo occhio, attività che sarebbe risultata impossibile tramite il semplice uso di lenti a contatto oppure di occhiali. Il paziente può addirittura tornare a vedere bene anche con l’occhio definito ambliope.

In altri casi, sempre facendo ricorso alla chirurgia refrattiva, si può eliminare il difetto sottostante, andando, di fatto, a limitare l’ambliopia. In questo caso andiamo incontro a un enorme miglioramento della qualità visiva generale del paziente, una migliore percezione delle profondità.