Emianopsia: neuroscienze e riabilitazione neuropsicologica

Silvi Cadri
Dottoressa in Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica
7 minuti
 
La riabilitazione dell’emianopsia richiede un lavoro in equipe multidisciplinare e la creazione di un progetto riabilitativo personalizzato.
Sommario

    L’emianopsia è tra i disturbi di campo visivo più frequenti in seguito a un danno cerebrale della via visiva primaria e si manifesta con un deficit visivo nello spazio controlaterale alla lesione. Le cause dell’emianopsia possono essere varie, dalla più comune come l’ictus a una lesione cerebrale traumatica o tumorale. La disabilità che ne consegue interessa soprattutto l’esplorazione visiva, che risulta essere lenta e inefficace poiché i pazienti non scansionano correttamente il campo visivo.

    Questo comporta importanti limitazioni nelle attività di vita quotidiana delle persone che soffrono di emianopsia, come frequenti urti e cadute. Inoltre, trattandosi di patologie che colpiscono, spesso, soggetti di giovane età o in piena età adulta e lavorativa, è necessario considerare tutte le problematiche socio-sanitarie connesse alla situazione. Pertanto, la presa in carico riabilitativa del soggetto con emianopsia richiede un lavoro in equipe multidisciplinare e la creazione di un progetto riabilitativo personalizzato.

    Valutazione funzionale del deficit e approcci riabilitativi

    Per poter strutturare un intervento riabilitativo efficace è necessario effettuare una valutazione funzionale del deficit, attraverso esami strumentali e protocolli diagnostici specifici durante una visita oculistica o una valutazione neuropsicologica. Una volta inquadrato il caso, si può intervenire per ridurre la disabilità visiva del paziente e migliorare la sua qualità di vita con varie metodologie. Tra queste, la neuroriabilitazione offre uno scenario di interventi suddivisibili principalmente in tre diverse tipologie di approccio: sostitutivo, restitutivo e compensativo. 

    La riabilitazione dell’emianopsia mediante approcci sostitutivi prevede l’utilizzo di un ausilio esterno per recuperare la visione nel campo visivo, senza necessitare l’implementazione di strategie da parte del paziente. In questo genere di disturbi sensoriali si tende a utilizzare un approccio di tipo sostitutivo nel momento in cui l’utilizzo dell’oggetto basta di per sé a compensare il problema visivo.

    In particolare, tra gli strumenti di riabilitazione sostitutivi troviamo il trattamento con gli occhiali prismatici. I prismi proiettano parte del campo visivo cieco nel campo visivo intatto con l’effetto di una possibile espansione fino al 20% del campo visivo.

    Per molto tempo sono stati utilizzati prismi su entrambi gli occhi, ma al momento si preferiscono occhiali con prismi su una sola lente, in modo da aumentarne l’efficacia e la comodità di utilizzo. Tuttavia, questi strumenti presentano diverse difficoltà, come la bassa tollerabilità, che ne limitano l’impiego. I prismi, ad esempio, possono causare problemi a lungo termine come la comparsa di diplopia o “visione doppia”, cioè una rappresentazione doppia di alcune parti del campo visivo.

    Approccio restitutivo e plasticità cerebrale

    L’approccio restitutivo, invece, promuove una presa in carico riabilitativa che mira a recuperare e ripristinare la funzione danneggiata, in questo caso la visione nel campo visivo perduto.

    La riabilitazione di tipo restitutivo parte dal presupposto che vi siano ancora delle zone di visione residua.

    Infatti, sebbene vi siano ancora numerosi quesiti aperti, sono sempre più gli studi che parlano di zone degradate ma non completamente cieche, in cui la capacità visiva è presente seppur le prestazioni siano inconsistenti. Generalmente, queste aree di visione residua si riscontrano ai margini dello scotoma e possono essere ricondotte ad aree sottostanti responsive, per cui parzialmente risparmiate dalla lesione.

    Durante i training riabilitativi restitutivi per l’emianopsia si utilizzano protocolli che prevedono compiti di detezione visiva in cui gli stimoli vengono presentati ripetutamente e in maniera intensiva nelle aree di transizione. Si possono, così, sfruttare i meccanismi di plasticità cerebrale, come la sinaptogenesi e il potenziamento sinaptico, per promuovere la restituzione del campo visivo. Infatti, la stimolazione intensiva e il potenziamento delle connessioni tra queste aree di visione residua permette di ampliare i campi recettivi dei neuroni e restituire la capacità visiva.

    I miglioramenti che si ottengono con i metodi restitutivi sono stabili ma i training riabilitativi difficili da attuare. Infatti, per essere individuate e stimolate le zone grigie necessitano di mappature definite ed esami del campo visivo specifici, come le microperimetrie, che sono però poco fruibili a causa dei numerosi problemi tecnici che comportano. Inoltre, i trattamenti restitutivi prevedono lunghi percorsi riabilitativi con grandi quantità di sessioni e stimolazioni ripetute e intensive.

    Approccio compensativo e strategie di scanning visivo

    Infine, i training riabilitativi con approccio compensativo tentano di sviluppare strategie di scanning visivo che permettano di adattarsi al deficit, sfruttando i circuiti cerebrali alternativi risparmiati dalla lesione come le aree parietali, il frontal eye field e i collicoli superiori. Nel trattamento dell’emianopsia, i trattamenti di tipo compensativo hanno il vantaggio di promuovere delle strategie oculomotorie efficaci per compensare la perdita di una porzione del campo visivo. Tali strategie sono necessarie in quanto nei pazienti emianoptici non vi è un recupero spontaneo del deficit.

    In generale, gli approcci compensativi promuovono due tipologie di training: top-down e bottom-up.
    I training di tipo top down sfruttano la stimolazione solo nell’ambito visivo e richiedono al paziente di scansionare volontariamente e in modo sistematico delle schermate in cui appaiono stimoli visivi.

    Mentre, i training di tipo bottom-up sfruttano la stimolazione nell’ambito visuo-acustico. Un esempio è il training multisensoriale visuo-acustico che, tramite una stimolazione cross-modale visiva e uditiva, promuove dei movimenti oculari indirizzati verso il campo visivo emianoptico. La stimolazione visuo-acustica è in grado di stimolare le strutture sotto-corticali adibite alla programmazione dei movimenti oculari, aumentando così le probabilità di detezione degli stimoli visivi presentati nel campo cieco.

    Gli strumenti riabilitativi compensativi sono efficaci e apportano benefici che si generalizzano in vari aspetti della vita quotidiana della persona che ne usufruisce.

    Vengono utilizzati, generalmente, quando gli approcci restitutivi non possono essere applicati o hanno portato a pochi risultati, come ad esempio nei pazienti cronici con basse potenzialità di plasticità o con perdite del campo visivo importanti. Oppure, possono essere utilizzati in seguito a un trattamento restitutivo per ottimizzarne gli effetti.

    In conclusione

    In conclusione, poiché il recupero spontaneo del campo visivo avviene solo in una piccola percentuale di pazienti con emianopsia, le metodologie riabilitative e gli strumenti per ridurre il grado di disabilità giocano un ruolo sempre più importante nella neuroriabilitazione dei pazienti con perdita di campo visivo.

    Bibliografia

    1. B. L. Zuber, J. L. Semmlow, and L. Stark, “Frequency Characteristics of the Saccadic Eye Movement,” Biophys. J., vol. 8, no. 11, pp. 1288–1298, 1968.
    2. Bowers, Alex R., Egor Ananyev, Aaron J. Mandel, Robert B. Goldstein, and Eli Peli. 2014. “Driving with Hemianopia: IV. Head Scanning and Detection at Intersections in a Simulator.” Investigative Ophthalmology & Visual Science 55 (3): 1540–48. https://doi.org/10.1167/iovs.13-12748.
    3. C. Perez and S. Chokron, “Rehabilitation of homonymous hemianopia: insight into blindsight,” Front. Integr. Neurosci., vol. 8, no. October, pp. 1–12, 2014.
    4. Chedru, F., M. Leblanc, and F. Lhermitte. 1973. “Visual Searching in Normal and Brain-Damaged Subjects (Contribution to the Study of Unilateral Inattention).” Cortex 9 (1): 94–111.
    5. Elgin, Jennifer, Gerald McGwin, Joanne M. Wood, Michael S. Vaphiades, Ronald A. Braswell, Dawn K. DeCarlo, Lanning B. Kline, and Cynthia Owsley. 2010. “Evaluation of On-Road Driving in People with Hemianopia and Quadrantanopia.” The American Journal of Occupational Therapy: Official Publication of the American Occupational Therapy Association 64 (2): 268–78. https://doi.org/10.5014/ajot.64.2.268.
    6. Facchin, A., & Daini, R. O. B. E. R. T. A. (2015). Deficit centrali di campo visivo. Platform Optic, ottobre.
    7. Felten, D. L., & Maida, M. S. (2017, March). Atlante di neuroscienze di Netter. Edra.
    8. G. Kerkhoff, “Restorative and compensatory therapy approaches in cerebral blindness – a review,” Restor Neurol Neurosci, vol. 15, no. 2–3, pp. 255–271, 1999.
    9. G. Vallar and C. Papagno, Manuale di neuropsicologia, Terza ed. Bologna: il Mulino, 2018.
    10. Goodwin, D. (2014). Homonymous hemianopia: challenges and solutions. Clinical Ophthalmology (Auckland, NZ), 8, 1919.
    11. Goodwin, D. (2014). Homonymous hemianopia: challenges and solutions. Clinical Ophthalmology (Auckland, NZ), 8, 1919.
    12. Grunda, T., Marsalek, P., & Sykorova, P. (2013). Homonymous hemianopia and related visual defects: Restoration of vision after a stroke. Acta neurobiologiae experimentalis, 73(2), 237-249.
    13. Ishiai, Sumio, Tetsuo Furukawa, and Hiroshi Tsukagoshi. 1987. “Eye-Fixation Patterns in Homonymous Hemianopia and Unilateral Spatial Neglect.” Neuropsychologia 25 (4): 675–679.
    14. J. N. Carroll and C. A. Johnson, “Visual Field Testing,” 2013. [Online]. Available: http://eyerounds.org/tutorials/VF-testing/.
    15. J. Otero-Millan, X. G. Troncoso, S. L. Macknik, S. MartinezConde, and I. Serrano-Pedraza, “Saccades and microsaccades during visual fixation, exploration, and search: Foundations for a common saccadic generator,” J. Vis., vol. 8, no. 21, pp. 1–18, 2008.
    16. Kandel, E., Schwartz, J., Steven, T. M., Siegelbaum, A., & Hudspeth, A. J. (2014). Principi di neuroscienze (IV). Milano: Casa Editrice Ambrosiana.
    17. Làdavas, E. (2012). La riabilitazione neuropsicologica. Bologna: Il Mulino.
    18. Làdavas, E., & Berti, A. (2014). Neuropsicologia. Bologna: Il mulino.
    19. M. Rolfs, “Microsaccades: Small steps on a long way,” Vision Res., vol. 49, no. 20, pp. 2415–2441, 2009.
    20. N. M. Dundon, C. Bertini, E. Làdavas, B. A. Sabel, and C. Gall, “Visual rehabilitation : visual scanning , multisensory stimulation and vision restoration trainings,” vol. 9, no. July, pp. 1–14, 2015.
    21. Passamonti, C., Bertini, C., & Làdavas, E. (2009). Audio-visual stimulation improves oculomotor patterns in patients with hemianopia. Neuropsychologia, 47(2), 546-555. Zhang et al. 2006
    22. PRISMA – Bollettino Di Aggiornamento Dell’associazione Italiana Ortottisti Assistenti In Oftalmologia. Spedisce: Centro Organizzazione e Congressi, via Miss Mabel Hill 9, 98039, Taormina, Anno 2013, Numero 2
    23. S. Pannasch, M. Joos, and B. M. Velichkovsky, “Time course of information processing during scene perception: The ii relationship between saccade amplitude and fixation duration,” Vis. cogn., vol. 12, no. 3, pp. 473–494, Apr. 2005.
    24. S. Schuett, “The rehabilitation of hemianopic dyslexia,” Nat. Rev. Neurol., vol. 5, no. 8, pp. 427–437, 2009. [16] T. M. Schofield and A. P. Leff, “Rehabilitation of hemianopia,” Curr. Opin. Neurol., vol. 22, no. 1, pp. 36–40, 2009.
    25. Zhang, X., Kedar, S., Lynn, M. J., Newman, N. J., & Biousse, V. (2006). Homonymous hemianopia in stroke. Journal of Neuro-ophthalmology, 26(3), 180-183.
    26. Zihl, J. (1995a). Visual scanning behavior in patients with homonymous hemianopia. Neuropsychologia, 33(3), 287-303.
    27. Zihl, J. (1995b). Eye movement patterns in hemianopic dyslexia. Brain, 118(4), 891-912.
    Tags correlati campo visivo diplopia emianopsia lenti prismatiche
    Silvi Cadri
    Dottoressa in Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica
    Creative Commons Attribuzione Non Commerciale Non opere derivate

    Sei libero di riprodurre quest'articolo ma devi citare: il sito emianopsia.com, il titolo e il link.

    Non puoi utilizzare il materiale per scopi commerciali o modificare l'articolo per creare opere derivate.

    Leggi i termini di licenza completi Creative Commons presso questa pagina.

    Share Condividi questo articolo:
    Facebook LinkedIn Telegram Twitter WhatsApp

    Potrebbe interessarti anche...

    Emianopsia e patente di guida: cosa fare?
    Emianopsia e patente di guida: cosa fare?

    L’emianopsia può impedire il rilascio o il rinnovo della patente di guida? Scopriamo le difficoltà dei guidatori con emianopsia, i requisiti legali, gli studi clinici ed i percorsi di riabilitazione.

    Ictus: cosa accade alla vista?
    Ictus: cosa accade alla vista?

    Questo articolo approfondisce i problemi visivi causati da un ictus, i trattamenti per la riabilitazione dell’emianopsia e del neglect, i fattori di rischio e della prevenzione.

    Aspetti psicologici dell’emianopsia
    Aspetti psicologici dell’emianopsia

    Strategie di adattamento e supporto psicologico possono migliorare la qualità della vita di chi convive con l’emianopsia. Un atteggiamento positivo e aspettative realistiche permettono di affrontare col piede giusto il percorso di riabilitazione.

    Emianopsia in relazione ad altre patologie
    Emianopsia in relazione ad altre patologie

    L’emianopsia è spesso il primo esordio di una malattia cerebrale grave (ad es. aneurismi, tumori e ictus). Esaminiamo alcuni rari casi di emianopsia correlati a patologie meno comuni.

    Trattamenti per l’emianopsia
    Trattamenti per l’emianopsia

    Scendere le scale, afferrare oggetti, leggere e scrivere sono alcune tra le difficoltà che i pazienti con emianopsia affrontano quotidianamente. Scopriamo come la riabilitazione gioca un ruolo importante nel recupero visivo.

    Classificazione delle emianopsie
    Classificazione delle emianopsie

    Facciamo chiarezza tra le tipologie di emianopsie, simulando la visione di un soggetto affetto da questo importante deficit del campo visivo.